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26/03/2017 - Vitozza - Sorano - Cava di San Rocco



Informazioni sull'uscita

Data: 26/03/2017

Difficoltà:

- Difficoltà media
- Presenza salite

Distanza in auto: 189 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 9 km

Note:

         

Escursione tra le citta’ del tufo

ABITATO PREISTORICO VITOZZA – FONTE DEL LENTE – SORANO PAESE  CAVA DI SAN ROCCO

 

26-03-2017

Giro Vitozza Km. 4,4Anello Via Cava di San Rocco Km. 4,00

(complessivi 9 km. c.a.)

 

Descrizione uscita:

Luogo ritrovo ed orari partenze invariate.

 

Difficoltà media

Possibilità di effettuare anche un solo tratto di Km. 4 c.a. Ma il percorso completo è particolarmente consigliato.

 

Naturalistica – archeologica di notevole impatto visivo

Presenza salite impegnative, qualcuna con precauzionale utilizzo di corde. Un guado superabile senza  bisogno di buste o stivali.

Consigliate bacchette da trekk . Pranzo al sacco.

 

Km. auto complessivi 189 c.a.

 

ENTRA ORA LEGALE

 



Documenti sul sito

Vitozza: è un lungo viale alberato. Una serie di spelonche, ove una “brezza” ebbra degli effluvi di lentisco e cisto ti accarezza ed irrora il viso. Mitologici fauni a sbirciare sugli usci petrosi ed ultramillenari, dalle cornici di edere. Silenzi eterei che si espandono ovunque. Il rallegrare felice di uccelli sui rami. La voce di un mondo passato oltre il silenzio! Odori di fuoco acceso, del pane quotidiano, della povera cucina, dell’acre mosto, sparsi nell’aria dal profondo degli antri. Vocio di sciami di bambini. Fatti, racconti, nomi e nomignoli del tempo che fu. Vitozza porta aperta sul nostro passato!

Di lei nessuno sa più di tanto, o non vuol rammentare quel mondo agreste fatto di fatica, stenti, sudore, ma anche di felicità dell’animo, per  cui tutto è lecito pensare.

EMERGENZE ARCHEOLOGICHE

Rocche aldobrandesche, due castelli medievali di cui oggi rimangono solamente dei ruderi.

La Chiesaccia, ruderi di un edificio religioso di epoca medievale.

 

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Grotta nr. 15 – composta di due vani e mezzo, bui, soffitto bruciacchiato, con splendida vista sul Fosso Felcetone. La parete anteriore è andata in rovina. Si distinguono il camino ed i vani portavivande. Abitata fino al 1783 da tal Maria Agostina ved. Bartolomeo Brunetti detta la Riccia per via dei suoi capelli crespi.

 Ormai vecchia malandata e distrutta dall’artrosi, forse per volere di qualcuno, lascia la sua grotta a malincuore, per andarsene a rendere l’anima a Dio in una comoda casa di S.Quirico.

Priva di pensione INPS e di assegno di sopravvivenza, portava avanti la sua esistenza allevando un paio di capre ed un orticello fuori grotta. Un armadio a muro, forno, un altarino sormontato da una croce, sotto un’immagine pagana una testa di toro. Agostina è stata l’ultima abitante dell’insediamento rupestre, mentre altri, scomparsi prima di lei, vivevano prossimi alla sua abitazione. Laura anch’essa vedova, un certo contadino Giuseppe Benocci, anziano, e Domenico Dattili. Mentre nella grotta dei “Diavoli”, alloggiava Giuseppe Brogi. Una bella compagnia  …

Grotta dei due piani: due ambienti in verticale, collegati da scalini.

Grotta del Somaro: composta di confortevole abitazione ed adiacente stalla.

Tomba Etrusca Rupestre: adibita a colombario, il cui accesso è stato interdetto. All’interno, fino a poco tempo fa, era ancora visibile uno scavo nel pavimento ove presumibilmente venivano cremati i defunti.

Le ulteriori e molteplici caverne non hanno storia, di loro nulla si sa, se ne é  perduta la memoria.

Le Fonti del Fiume Lente: entro una grotta, dove sgorgano alcune vene d’acqua e danno origine al corso del fiume e dove è stato realizzato un grazioso impianto di captazione.

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Della gente semplice di Vitozza nulla ci è tramandato mentre della classe abbiente qualcosa si sa …

  … in questa contea si ricorda il dominio dall’860 al 1300 degli Aldobrandeschi, sicuramente di schiatta “longobarda”. Signori contrastati, di Sovana, Sorano e Pitigliano, coinvolti spesso in sanguinose lotte contro Siena. La loro dinastia finì con la contessa Margherita, figlia di Ildobrandino che, andata in sposa a Guido di Monfort, da cui si separò per la sua caduta in disgrazia negli ambienti aristocratici. Margherita si risposò ben altre cinque volte. Matrimoni legittimi, da cui ebbe una sola figlia, Anastasia. Ma non ci è dato sapere il nome del padre. La nostra Anastasia il 25 ottobre del 1293, andò in sposa a Romano di Gentile Orsini, di nobile famiglia romana, portando in dote il feudo materno.

Il feudo Soranese finisce quindi nel patrimonio dell’importante famiglia romana. La contea successivamente passa nelle mani della repubblica di Siena, per tornare poi agli Orsini e finire infine sotto la giurisdizione dei Medici.

Ne  1575 un Orsini, presumibilmente discendente di Gentile, infamò la contea con un orrendo crimine. La storia ricorda un po’ quella di Paolo e Francesca di dantesca memoria:

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende
.

Orso Orsini, conte di Soana e Pitigliano, vendicò il suo amore tradito, strangolando la moglie su Poggio Sterzoni (Pitigliano), gettandola poi nella forra sottostante. La donna perché sospetta di infedeltà coniugale, per una presunta relazione con Ottavio Farnese.

Il conte per quel reato restò impunito, come la sua casta vuole, ma la povera gente, a modo suo, condannò quel gesto e vendicò l’omicidio, chiamando quel luogo, a futura memoria, Poggio Strozzoni. Altra vittima di quella tresca amorosa fu Ottavio Farnese, presunto amante della contessa, forse anche imparentato con gli Orsini!

Il Farnese venne invitato da Orso ad una battuta di caccia al cinghiale nella Selva del Lamone e fu “involontaria” vittima di proiettili vacanti sparati alle sue spalle! Il fatto accadde in quella bella e tempestosa Selva che ben conosciamo e che briganti a noi noti, oltre all’Orsini, hanno macchiato di orrendi crimini.

Sorano

 Sorano, come Soana, deve il nome probabilmente ad Apollo Sorano, così come il Monte Soratte e forse Soriano al Cimino ed altre località dell’Alto Lazio. Luoghi legati in qualche modo alla divinità ed al rito degli Hirpi Sorani” ed alle festività “lupercali”.

Sorano era paese di origine etrusca, eloquente la Via Cava di San Rocco ed altre emergenze precedenti e coeve. Basta visitare il “basso” centro storico per notare numerose cavità, già tombe e/od abitazioni etrusche, riutilizzate poi dal III secolo a.C., in piena romanizzazione, fino ai giorni nostri. Sorano non venne eretta dopo la conquista romana (III sec. A.C.) , come taluni affermano! Il paese dipendeva dall’egemone Soana, che troviamo alleata dei Tarquini, con i Volsinii, contro la emergente Vulci (“Velx”), nel periodo di dominio etrusco di Roma VI secolo a.C.. Sarà poi Macstarna, valido combattente vulcente, forse schiavo affrancato in quella Vulci, a divenire sesto re di Roma, con il nome di Servio Tullio, nel 539 a.C., Il tutto con il placet dei Principi Vulcenti Celio e aulio Vibenna. Come gli splendidi affreschi della Tomba Francois raccontano!

 

SAN QUIRICO DI SORANO

Le origini della frazione sono legate all'importante area rupestre di Vitozza, il cui decadimento fu completato nel XV secolo. Il territorio fu acquistato dai conti Orsini, che lo trasformarono in una vasta tenuta. Il centro abitato vero e proprio si formò successivamente nel corso del Settecento, a sud dei ruderi di Vitozza, quando la popolazione sempre più crescente sentì l'esigenza di erigere una cappella nel 1785. Originariamente dedicata a San Giovanni Battista, venne in seguito intitolata a San Quirico nell'Ottocento, in onore del santo al quale era dedicata una delle antiche chiese di Vitozza. Anticamente il paese era conosciuto come San Quirichino, per distinguerla dalla vicina San Quirico d'Orcia.

Oggi San Quirico di Sorano si presenta come un moderno centro abitato, dotato di tutti i servizi. Particolarmente importante è il grande flusso di turismo legato a Vitozza e alle vicine aree etrusche di Sovana e Pitigliano.

 

Rocche aldobrandesche, due castelli medievali di cui oggi rimangono solamente dei ruderi.

La Chiesaccia, ruderi di un edificio religioso di epoca medievale.

SORANO

Sotto l’alta costa dirupata dominata dal Masso Leopoldino e dalla imponente mole di Palazzo Orsini, si dipana il paese. Sulle viuzze si affacciano negozi caratteristici e  case arredate con gusto, mentre qua e là si aprono gradevoli scorci panoramici sulle sottostanti vallate del Lente e sulle alte rocce sull’opposto versante del fiume.

Le lunghe “anticamere” di Ildebrando

Sorano può vantare qualche nascita illustre. L’uomo più importante che si conosca è senz’altro Ildebrando Aldobrandeschi, venuto al mondo in Sovana già Comune di Sorano (1014-1085).

Lo stesso, con il nome di Gregorio VII, sale al soglio pontificio nel 1073.

Di lui ricordiamo le diatribe con l’imperatore Enrico IV e la successiva emanazione del “Dictatus Papae”, per la lotta delle “investiture” e per affermare la supremazia del “pontefice sull’imperatore”. Le reazioni dell’imperatore all’editto non vennero gradite in vaticano e spinsero il Papa a scomunicarlo ed a dichiararlo decaduto.

Enrico IV, per farsi togliere l’anatema e riacquistare la fiducia papale al trono, fu costretto a scendere in Italia e sostare umiliato sotto il castello di Canossa, ove Gregorio VII si trovava in visita della contessa Matilde. L’attesa fu piuttosto lunga, anzi storica, e l’imperatore dovette sopportarla. Davanti al portale d’ingresso del castello egli sostò per tre giorni e tre notti inginocchiato col capo cosparso di cenere. Finalmente Gregorio VII ricevette l’imperatore ed il colloquio si risolse con un compromesso: la revoca della scomunica ma non la dichiarazione di decadenza dal trono.

Enrico IV se ne tornò in Germania con le “pive nel sacco”, ma la sua vendetta tardò soltanto alcuni anni, come del resto è storicamente noto. Assediò Roma, coadiuvato dai Normanni, facendo deportare Gregorio VII in Salerno, ove in pietose condizioni morì nel 1085.

LA VIA CAVA DI SAN ROCCO

Strada intagliata nel tufo che da Sorano conduce alla Chiesetta di San Rocco, risalendo l’erta china. Sul Colle si aprono numerose cavità, tombe o case etrusche. Presente anche una fornace per la costruzione di mattoni. La tagliata attraverso diverticoli porta verso Sovana. In tutto il territorio sono state “riattivate” quasi tutte queste vie di comunicazione che, a dire il vero, sono molto simili e più frequenti di quelle presenti nell’Alto Lazio.

SOVANA E PITIGLIANO

Le tre località, Sovana, Pitigliano e Sorano-Vitozza, presumibilmente già abitate, senza soluzione di continuità, dalla preistoria fino ai nostri giorni, appartennero dal 7° al 5° secolo a. C. alla vicina Lucumonia etrusca di Vulci, per poi rendersi per un certo periodo, indipendenti grazie al “placet” della Repubblica Romana, per la presenza sovanese, all’interno della lega di città etrusche, che intervenne a favore del primato di Roma sul Lazio.

Delle tre località, la maggiore al tempo “rasenna”, per “fonti dirette”, fu certamente Sovana, l’etrusca “Svea” (lat. Suana), di cui si è conservato il toponimo grazie all’etnico portato da un personaggio nelle pitture murali della tomba Francois di Vulci: tal “Pesna Arcmsnas Sveamach”, che è rappresentato mentre soccombe sotto i colpi di pugnale dell’eroe Vulcente “Rasce”. Tali immagini vogliono tramandare l’alleanza della città di Sovana con la Roma dei Tarquini, e la conseguente, inevitabile rappresaglia dell’egemone popolo vulcente.

Sovana presenta, nel suo territorio, imponenti testimonianze archeologiche (tombe a tempio dorico, la Pola e la così detta “Ildebranda”, gli insediamenti rupestri tra i torrenti Folonia e Calesina, Poggio Stanziale etc.), molto analoghe alle tombe rupestri di Norchia. Più avara l’area attorno a Pitigliano, ove sono tornate alla luce piccole necropoli e tombe isolate (presso Naioli, nelle Cave del Gradone e nella Valle delle Fontanelle, nelle località di Marmicellli, Crocignano, Terralba e Piandarciano).

Vanì 26-03-2017

 

          


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