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29/11/2020 - Rovine di Monterano



Informazioni sull'uscita

Data: 29/11/2020

Difficoltà:

- Difficoltà media
- Presenza salite

Distanza in auto: 75 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 5 km

Note: ESCURSIONE ROVINE MONTERANO DOMENICA 29 NOVEMBRE 2020 Ritrovo Park Tribunale CVecchia ore 8.15 partenza 8.30

         

DOMENICA 29 NOVEMBRE 2020

SALVO EVENTUALI RESTRIZIONI DA NORMATIVE CORONAVIRUS ...

ESCURSIONE ALLE ROVINE DI MONTERANO

Ritrovo Park Tribunale di Civitavecchia ore 8.15 . partenza ore 8.30

Pranzo al sacco

 

MONTERANO: ALCUNI CENNI DI STORIA 
(Spunti tratti da “Monterano tremila anni di storia” 1987 Rivista Militare – Roma - F. Stefani)

La presenza di numerose caverne naturali ed artificiali (Greppa dei Falchi e lungo le valli del Bicione e del Mignone), ed il rinvenimento nel comprensorio monteranese di reperti archeologici dell’uomo dell’età della pietra (lame di selce, punte di frecce), testimoniano una frequentazione umana preistorica, favorita dalla presenza di boschi ricchi di fauna, di innumerevoli differenziati torrenti, fiumi e fossi, che in tutto il corso dell’anno, alternativamente, hanno sempre assicurato un consistente fabbisogno idrico. Non risultano però condotti a termine sistematici studi sui periodi della pietra, paleolitico e neolitico o, quantomeno, a noi  non noti, perché non ancora pubblicati. Disponiamo invece di maggiori certezze di presenza umana del periodo appenninico e delle età del rame, nonché evidenti dell’epopea etrusca.

La Monterano, medievale, giunta a noi in tempi relativamente recenti, è stata distrutta nel 1800 ad opera degli invasori francesi, senza pietà, senza alcune motivazioni note e/o plausibili. Circolano varie ipotesi sull’increscioso fatto, ed io accredito quella di una certa “disputa” tra tolfetani e monteranesi.

Gli agricoltori tolfetani possono esserne stati la causa, a cui i monteranesi non consentirono di macinare grano nella Mola di Ceccarelli sul Mignone. Investirono questi, del problema, dopo il rifiuto, i militari francesi, che avevano comando temporale sul territorio, paventando loro l’interruzione della somministrazione del pane quotidiano, che i militari ricevevano gratuita, quale diritto di conquista. La distruzione della cittadina fu quasi letale, dapprima colpita dall’artiglieria francese posta sul colle della Madonnella-Greppa dei Falchi, poi saccheggiata di ogni cosa di pregio, per finire l’opera con la demolizione delle case, chiese ed opifici superstiti, con cariche di dinamite.

I molini ad acqua, al tempo, rappresentavano strumento indispensabile per la sopravvivenza delle popolazioni contadine. Nei periodi siccitosi di alcuni corsi d’acqua la macina dei cereali non poteva esser effettuata, fatto che arrecava grave disagio ai paesi implicati. Il ciclo di produzione del pane quotidiano veniva interrotto, onde il ricorso a molini limitrofi, finché le piogge non riportavano in esercizio le loro mole. Giusta quindi la reazione degli abitanti della Tolfa, di fronte al rifiuto di macinare il grano in Monterano, ma troppo esagerata la punizione-condanna. 

Il Colle frequentato fin dalla civiltà appenninica, potrebbe riservare interessanti sorprese archeologiche. In particolare reperti del periodo etrusco potrebbero emergere sotto i ruderi delle abitazioni. Non risultano effettuati scavi, in tal senso, nella vasta piazza al centro del pianoro e sul perimetro, ove sorgevano le abitazioni.

La città poggiava su un altipiano di tufo difeso naturalmente su tre lati. Classica disposizione dei centri Rasenna. Essa era raggiungibile attraverso quattro porte urbiche tuttora evidenti. Le tombe erano poste sul perimetro della città, nella parte alta c’era una vasta acropoli, ove è stato edificato il palazzo baronale, mentre sicuramente erano presenti almeno due templi, posti sotto le fondamenta della cattedrale altomedievale di S.Maria e della Chiesa-Comvento di S. Bonaventura.

L’economia, fondamentalmente agricola e pastorale, consentiva un discreto commercio con i vicini centri minerari, attraverso alcune strade: la Via Clodia principalmente, mentre altre due che si dipartivano verso ovest raggiungevano Cere e Tulfa. Lungo le rocce scoscese, gli etruschi, avevano realizzato vari sentieri di rapida evacuazione (vie cave) e di non facile identificazione.

Le porte urbiche, almeno quattro, erano ben controllabili e scendevano in “tagliate” od erano protette da imponenti mura di difesa (porta Romana, Porta gradella per raggiungere il passo del Canalicchio ed il tratto medio del Mignone, del Cavone e Porta Ovest per il corso del Bicione, e di accesso alla valle del Mignone)

Al periodo etrusco segue un periodo di lento abbandono della città, che la dominazione romana, con il diffondersi del latifondismo causò. Intorno al IV secolo d. C., le invasioni di popolazioni germaniche spingono il vescovo e gli abitanti della prossima Forum Clodii, ad un certo incastellamento, abbandonando i territori pianeggianti per portarsi sul colle monteranense, luogo di più sicuro rifugio. Vennero così sistemate le preesistenti vie di comunicazione, presumibilmente costruito l’acquedotto, edificate le abitazioni e le chiese sulle strutture etrusche, sistemata una sede vescovile e costruita la cattedrale di S. Maria. Nel 1597 Papa Clemente VII, in viaggio per Bracciano da Allumiere, percorrendo a cavallo una strada ora scomparsa, così descrisse la sua avventura: “ … cavalcando per chine scoscese, passato il Mignone, che con chiare acque attraversa quelle montagne, entrammo nel vago e dilettevole paese di Monterano, famoso per gli ottimi vini (alicante), verdeggiante per gli spessi e foltissimi grani …”.

Nella Diocesi monteranense, in base ai concili romani risultano essersi alternati i seguenti vescovi:

  • Reparato 649
  • Esilarato 680
  • Opportuno 721
  • Donno 761
  • Bono 769*
  • Teodosio 826*
  • Teodoro 853
  • Floro I 869*
  • Floro II ----
  • Giovanni I 964*
  • Martino 967
  • Giovanni II 998

L’ultimo vescovo è risultato Giovanni II (998), nell’anno 1000 la diocesi di Monterano passa sotto quella di Sutri, ma alcune date su riportate sono indecifrabili (n.d.r.), contrassegnate con l’asterisco. Queste presuppongono periodi di vescovado ben superiori a cinquanta anni. Ma potrebbe trattarsi di omissioni, errori di trascrizione degli amanuensi oppure, nell’ambito di un non trascurabile nepotismo, attribuzioni di nomine a minori che tennero il mandato per oltre 50 anni.

Emilio Bonaventura Altieri, papa Clemente X, al soglio pontificio nel 1670, acquistò i feudi di Monterano, Oriolo e Viano (Veiano), facendo eseguire molti lavori in Monterano. Si affidò al migliore artefice del Barocco romano, Gianlorenzo Bernini. L’architetto progettò la chiesa ed il convento di S. Bonaventura, la fontana ottagonale e riordinò mirabilmente la facciata del palazzo baronale, collegando le torri con una loggia a sei arcate, sovrapposta alla fontana ed alla cascata del Leone.

Mentre in seguito venne edificata la piccola chiesa di S. Rocco, a fianco del palazzo baronale, dedicata al Santo dopo che in paese venne sconfitta una violenta epidemia di peste. Ed è noto che il Santo è il protettore dei pellegrini, degli appestati e più in generale dei contagiati, dei farmacisti e dei becchini, in alcuni luoghi anche dei lavoratori delle pelli e, per finire, dei nostri più fedeli amici a quattro zampe, i cani. Però … questo San Rocco!

Vanì, 16 novembre 2020



 

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PERSONALI ELUCUBRAZIONI 

Domenica 29 novembre: sgranchiremo le articolazioni delle nostre gambe rugginose e crocchianti, dopo i forzati riposi imposti da Covid.

 L’escursione in programma è notevole, e sarebbe già sufficiente percorrere soltanto i due eccezionali percorsi “natura” del Parco per appagare le lunghe attese del Gruppo. Questo grazie alle cure dell’Ente gestore del sito, e bisogna riconoscere che questo non teme confronto con analoghi luoghi presenti nel Lazio. Un appunto? Il divieto di accesso entro il palazzo Ducale, nella Chiesa di San Bonaventura e nel Cavone etrusco. Noi per fortuna conosciamo dei passaggi segreti!

Il cielo, spero, sarà coperto al punto giusto, le luci soffuse e l’aria ovattata, classici spunti del mese di novembre. Il bosco e la natura, così, ci renderanno i più bei colori e le migliori sensazioni proprie autunnali.

Giù dal parcheggio, scenderemo il ben restaurato senti eretto, per portarci sotto la gradevole cascata della Diosilla - ove un tempo scivolò e perse la vita una ragazza del luogo, tal Deosella - posta sulla confuenza del Fosso della Fonte del Lupo e del Torrente Bicione. Che pur con scarsa portata di acque, compensa  l’effetto “vista” con i  colori delle rocce, affioranti sull’alto della cascata e nella sottostante pozza. Ricorda un po’ il fatto “Deosella”,  la storia della “Canzone di Marinella” del compianto Fabrizio De Andrè.

 



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