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18/12/2016 - PIAN CONSERVA IL PAESE DEL PRINCIPE CACCIATORE E DEL MINATORE PUGILE



Informazioni sull'uscita

Data: 18/12/2016

Difficoltà:


Distanza in auto: 0 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 0 km

Note:

         

Gentili Tiburziani,

                                        il 18/12 i partecipanti alla conviviale di fine anno avranno l’opportunità di  scambiarsi gli auguri. Ciò avverrà nel caratteristico ristorante del “Casale dell’Acqua Bianca”, a ridosso del ben noto sito etrusco di Pian Conserva.

Prima del pranzo:

-          Antipasto locale

-          Trofie alle erbe

-          Tagliatelle prosciutto e limone

-          Maialino con patate

-          Dolce-caffè

-          Bevande incluse (E.22.00)

 …........................................  dal parcheggio del Casale raggiungeremo il pianoro ove è posto il più importante sito archeologico etrusco della Tolfa. Percorreremo c.a.  Km. 1,500 compl., per visitare le tombe più evidenti del sito, per tornare al Ristorante intorno alle ore 13. 

Data la limitata capacità di posti disponibili presso il salone del ristorante ( 60 pers. ) ed alle richieste formulate, abbiamo provveduto a chiudere le prenotazioni. Chiunque avanzerà richiesta di partecipazione verrà contattato qualora si rendano in seguito posti liberi.  vANì



Documenti sul sito

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TREKKING TIBURZI 2016

Conviviale Natalizia – Escursioncina a Pian Conserva

Il paese del Principe Cacciatore e del Minatore Pugile

Domenica 18 dicembre 2016


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NECROPOLI ETRUSCA DI PIAN CONSERVA. TOMBE RINVENUTE C.A. 100, E’ IL SITO ARCHEOLOGICO PIU’ IMPORTANTE DEL TERRITORIO TOLFETANO.

Pian Conserva, presente ed attiva fin dalle età del bronzo, come gli altri innumerevoli pagi sorti attorno al corso del fiume Mignone, è posta nel Lazio in luogo noto come i  “Campi di Minione”.

Furono pastori transumanti del Lazio interno, Marche ed Umbria, con le loro greggi a tracciare ed organizzare la intensa viabilità nella valle del fiume, finché, intorno al 1000 avanti Cristo, giunsero i “Popoli del Mare”, che colonizzarono tutta la costa, attratti dai minerali dei Monti della Tolfa (I Monti Ceriti).

Le popolazioni indigene dell’Alto Lazio dopo un periodo di economia agreste -pastorale  si dedicarono allo sfruttamento minerario dei giacimenti della zona.

L’etrusca Caere, divenne il centro egemone del vasto e ricco territorio che si estendeva  intorno, condividendo con Tarquinia le miniere tolfetane.

 Furono quei ricchi giacimenti minerari a far crescere notevolmente l’economia delle due lucumonie limitrofe, tanto da poter permettere alle popolazioni residenti un notevole salto di qualità. L’esportazione del ferro verso il medio oriente ed i Paesi balcanici consentì l’importazione, con scambi favorevoli, di ogni tipo di mercanzia (vino, olio, spezie, ceramiche, oro etc.) ed anche culturali (Periodi orientalizzante - ellenistico).

 Gli abitanti del luogo, dal VII al IV secolo a. C., da quella attività, si arricchirono notevolmente, di questo ne sono testimoni gli immani tumuli delle tombe principesche rinvenute nella necropoli.

 Fino al IV  secolo a.C. il centro fu particolarmente fiorente, affiancando alla attività principale anche una collaterale, agricola e pastorale.

Con il decadere dell’impero cerite, III secolo a. C., il luogo ha subìto un lento degrado cui conseguentemente, ha fatto seguito un calo demografico. La creazione del “latifondo” nell’epoca della romanizzazione, ha poi decretato la definitiva fine dei numerosi pagi posti nei “Campi di Minione”. Nel periodo imperiale, nel luogo venne anche eretta una villa romana.

Poche cose certe sappiamo sulla vita del luogo, la spoliazione delle tombe e la polverizzazione delle stipi votive non ha permesso alcuna illazione o congettura storica tali da far supporre il genere di vita ivi condotta.

La devastazione millenaria dei “tombaroli” non ha consentito nulla di sopravvivere, tranne frantumi di ceramiche e poco altro. Per fortuna alcune immagini, in bassorilievo, su lastre di tufo, realizzate sui fianchi dei letti di deposizione delle grandi tombe a Tholos, sono giunte a noi intatte.  Grazie a queste opere intuiamo quindi che un principe del luogo amava tanto la caccia, da far scolpire le immagini dei propri cani e di un cervo nella tomba gentilizia della sua famiglia. La sua passione legata per sempre al lungo viaggio verso il cielo.

I cani rappresentati sono simili ai levrieri e doveva essere questa razza canina, particolarmente agile e veloce, ad essere utilizzata dagli etruschi per l’inseguimento e la caccia dei grossi animali selvatici.

 Presumibilmente il “cacciatore” seguiva la preda a cavallo ed una volta che i cani l’avevano sfinita ed isolata, la trafiggeva con la lancia.

Un’altra immagine rinvenuta nelle tombe ci mostra due pugilatori nell’atto di  fronteggiarsi La rappresentazione di simili atleti pronti al combattimento è  frequente nell’archeologia sarda o greca. Nel nostro caso intuiamo che un minatore del luogo era un bravo boxeur.

Ciò riporta ad un episodio delle “olimpiadi” etrusche? Molto probabile ! Venivano, queste, disputate periodicamente, tra le dodici lucumonie, in un luogo di cui si conosce solo il nome ma non la sua ubicazione, al pari della greca Olimpia. In quel luogo vi era posto  il Fanum Voltumnae. Santuario  dedicato al dio Voltumna (dal quale derivava la divinità romana Vertumno), probabilmente un aspetto del dio Tinia (equivalente al romano Giove e al greco Zeus). Alcuni pongono in Tarquinia il luogo ove si tenevano le olimpiadi etrusche, altri in Orvieto.

 

Vanì, 18 dicembre 2016

          


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