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12/03/2017 - Domenica 12 marzo 2017 - escursione alla Necropoli Etrusca di Norchia



Informazioni sull'uscita

Data: 12/03/2017

Difficoltà:

- Difficoltà media
- Presenza salite
- Presenza guadi, munirsi di stivali o buste di plastica

Distanza in auto: 70 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 7 km

Note:

         

Domenica 12 marzo 2017 – escursione alla Necropoli Etrusca di Norchia

Classica escursione – Etruscologia e natura

Percorso a piedi

7 Km. c.a.  - difficoltà media – presenza di guadi (indispensabili  buste edili)  - alcuni passaggi su rocce condite da un paio di salite. Visita alle principali tombe rupestri, alla Chiesetta di S.Pietro ed alla Via Clodia (Cava Buia) se il livello del Torrente Biedano non sarà eccessivo. L'accesso alla Cava Buia potrebbe richiedere un breve tratto con tutela di corde!

Percorso stradale:

Civitavecchia Zona Industriale – A12 – Aurelia Bis – Monteromano – Località Cinelli – Parcheggio area archeologica

 



Documenti sul sito

GRUPPO TREKKING TIBURZI

Escursione nella Valle di Norchia

12 Marzo 2017-03-07

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“Norchia, la piu’ bella Necropoli d’Etruria”….

 

… come gli etruschi chiamassero questa loro bella città non è dato modo di sapere … non ci perviene alcuna notizia al riguardo dalle fonti storiografiche della annalistica romana!

               Si può comunque tentare di fare qualche congettura… Il nome del luogo “Orcla/Orclae”, è attestato da un documento del 775 d.C., che riscontra strane affinità con quello della divinità etrusca di Hercle (Hercules romano - Eracle greco), venerata nel luogo al pari di Tinia (Giove!). Ma c’è anche qualche altra possibilità, il gentilizio Churcle, nome della Famiglia etrusca locale proprietaria della Tomba Lattanzi! Mentre non escludiamo un “riferimento” alla divina Northia, signora etrusca della sorte e del fato, che ha già “dato” per Norcia.

               Difficile anche stabilire da quale lucumonia etrusca “dipendesse” la nostra città. Mentre gli storici sono concordi nel ritenerla “provincia” di Tarquinia, alcune caratteristiche architettoniche delle emergenze storiche sono molto simili a quelle di altri luoghi limitrofi: Axa, San Giuliano (Blera - Barbarano), Sovana. La Via Clodia la legava alla vicina Tuscana (Tuscania) ed a Saturnia. (Le leggende ci tramandano che Tuscania fu fondata da Ascanio, figlio di Enea, che da queste parti probabilmente ha abitato, o da Tusco, figlio di Ercole e di Araxe la regina degli Sciiti).

                 Alla luce di ciò si potrebbe dedurre che il nostro centro, nel corso dei secoli, sia stato oggetto di diverse lucumonie.

 

“STORIA DI NORCHIA ALLA MOVIOLA”

 

               Il comprensorio di Norchia fu frequentato ed  abitato già nella preistoria: nel Paleolitico Superiore (riparo sul Biedano), nell'Eneolitico (tombe a grotticella nelle valli del Pile e dell'Acqualta).

            Alcuni bronzi recuperati sul fondo valle del Biedano attestano la presenza dell’uomo intorno al 1500 a.C.. Durante l’età del ferro il sito sembra disabitato ma,  già risulta attivo nel VI secolo a.C.. Nella  metà del IV secolo a.C. diviene posizione strategica di primo piano per Tarquinia.

           A seguito della sconfitta subìta a Cuma dagli etruschi 474 a.C., e la conseguente perdita dei traffici marittimi, l’entroterra dell’Etruria viene ovunque rivalutato! Norchia è posta su una direttrice favorevole all’espansione interna. Si giova di una fiorente agricoltura e beneficia di un notevole influsso economico e commerciale. I positivi effetti sulla città, sono evidenziati dalla ricchezza della sua vasta necropoli, detenuta da un’aristocrazia “agraria”.

            L’abitato viene protetto da fortificazioni, incombente, su tutta l’Etruria, l’espansione “romana”. Intorno al 300/280 a.C., comunque a misure prese, le legioni romane portano a termine la conquista dell’Etruria  con la battaglia del lago Vadimone, presso Bomarzo.

           La nostra Norchia ne fa abbondantemente le spese. Nel giro di una decina di anni, l’abitato, semidistrutto e spopolato è abbandonato a se stesso. Soltanto Tarquinia sopravvive grazie ad una sorta di armistizio, a condizioni vessatorie, con Roma, ma sarà per sempre condizionata l’evoluzione della Capitale dell’Etruria che, a prescindere dalla romanizzazione, avrebbe sicuramente meritato ed ottenuto un destino enormemente migliore.

           Di fatto questa sorta di trattativa sancisce la fine delle autonomie della dodecapoli etrusca, già ridotta al lumicino. Le principali dodici città etrusche (dodecapoli) mai unite ed alleate, hanno sempre pensato a se stesse, agli interessi “intra moenia”, evitando di posare lo sguardo un po’ più in là del loro naso. Molte volte non hanno “soccorso” le città prossime a Roma, che sono cadute per prime nelle mani dei “predoni”. Questo, i romani, lo avevano intuito, “spiluccando” e muovendo guerra, mano a mano, le città più esterne dell’Etruria, così come si spizzica tutta intorno una torta, per poi mangiare per ultimo la ciliegina! E. come diceva un noto proverbio di Filippo il Macedone, adottato dal popolo romano: “Divide et impera..”

         Della nostra Norchia, intorno al 200 a.C., si perdono le tracce, ovunque il sorgere del latifondo, imposto dai romani, comporta abbandono del territorio. I fiumi, privati di costante regimentazione, tracimano e creano acquitrini e paludi ove comincia ad imperversare la malaria.

 

Arrivano i barbari…!

        Ad ondate successive “si fanno avanti” invasioni delle tribù degli Eruli, Goti, poi dei Longobardi e dei Franchi.

        Nel 787 d.C. Carlo Magno é chiamato da Papa Adriano I a contrastare i Longobardi di re Desiderio. L’intervento, non indolore per l’Italia Centrale, comporta comunque la donazione al Papa dell’intero territorio di Tuscania, di Orclae e di gran parte dell’Etruria Meridionale.

        Fino a tutto l’anno 1000/1100 il territorio di Norchia è definito “desertum”.

       Soltanto con l’ascesa al soglio pontificio di Papa Adriano IV (1154) la nostra Orclae risorge, si ripopola ed è ristrutturata in “Castrum”, munita cioè di torri, castello ed ampio fossato di difesa.          Ma da allora, fino al 1500, il luogo tra alterne vicende, si spopola, mentre gli ultimi abitanti di Norchia stremati da lotte intestine, incipienti epidemie di peste e malaria, si spostano verso l’area viterbese per rifondare Vitorchiano “ … “vicus orclano”. Del Castello dei Di Vico di Norchia, resta soltanto l’eco.

 

PRINCIPALI TOMBE E FAMIGLIE GENTILIZIE DEL LUOGO

 

 

Tombe degli “Smurinas”

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Gruppo monumentale di sepolture a facciata scolpite nel banco di tufo. All’interno delle camere sepolcrali sui sarcofagi rinvenuti era riportato il nome di quelle famiglie aristocratiche.

 

Tomba Ciarlanti

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Caratteristica sepoltura per il vano di sottofacciata che presenta tre divisioni di incomprensibile lettura. Il nome alla tomba ricorda il custode della Necropoli che collaborò nei saggi di scavo con gli archeologi Augusto Gargana e Gino Rosi.

 

Tomba a Camino

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Così detta per la presenza di una tettoia displuviante che ricorda la “cappa” di un camino.

 

Tomba Prostila

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Opera di bell’aspetto, il portico era sostenuto da tre colonne.

 

Tomba Gemina (o di Vel Ziluse…)

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Presenta due camere sepolcrali cui si accede da un unico dromos. Probabilmente destinata a due fratelli, il nome di uno di questi era inciso sulla porta destra, ora non più leggibile, ECA: ZILUSES: VELUS LARTHAL.

 

Tomba di Charun

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Così detta per la presenza, in basso rilievo dell’immagine di Charun (Caronte della mitologia greca!). Il demone indossa calzari a stivaletto ed una corta tunica mentre in mano tiene un martello. Personaggio dell’oltretomba posto a sorveglianza della tomba.

 

Tombe Doriche od a Tempio

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Due Tombe monumentali imponenti, di bell’aspetto, realizzate ad imitazione di un tempio greco a colonne doriche. Del frontone occidentale della prima tomba ne resta una metà soltanto, quando cadde per un crollo, fu venduta al Museo Archeologico di Firenze (Sic  … tamen!!!). Entrambi i timpani presentano scolpiti due Gorgoneia (testa di Gorgone-medusa), mentre in uno dei guerrieri, nell’altro figure drappeggiate, forse divinità. Il vano di sottofacciata, presentava ante contigue, ma quando furono unite, venne cancellata la modanatura e la rappresentazione in bassorilievo di un corteo funebre ed armi appese.

 

Tomba dei Veie

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Tomba gemina ormai non più fruibile per la presenza di crolli e di folta vegetazione.

 

 

Tomba Lattanzi

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Ormai “soffocata” tra la vegetazione, presenta un portico con due colonne di ordine tuscanico con sovrastante fregio a motivi vegetali e grifoni. Nella camera sepolcrale erano presenti immagini di un leone e di una sfinge.

 

 

Tomba delle tre Teste

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Così chiamata per la presenza di tre teste scolpite, forse divinità, un tempo riconoscibili sull’architrave della finta porta decorata sulla facciata.

   

 

 

La Cava Buia.

 

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Opera stradale a cielo aperto, forse una volta coperta, era un tratto della Via Clodia od un diverticolo di questa. Grandiosa realizzazione etrusca collegata allo sperone tufaceo di Norchia attraverso un ponte che le permetteva il passaggio del Torrente Biedano. Raggiungeva il sovrastante pianoro per dirigersi verso Tuscania e Saturnia. Lunga c.a. 400 mt. In alcuni tratti le pareti raggiungono ed oltrepassano i 10 mt. di altezza. Presenti su queste alcune scritte, immagini di croci ed altre incisioni. (E’ in atto, ad iniziativa del Tiburzi, un censimento di tutte le scritte ed incisioni effettuate sulle pareti nel corso dei secoli.)

 

Iscrizioni Romane:

“C.CLODIUS THALPIUS S (Sua) P (Pecunia)” (Nota 1) Clodio Talpio (II s.a.C.) a sue spese fece importanti lavori di manutenzione e risistemazione alla Via Clodia.

 

 “T.Terenzius” – sicuramente un’altra persona che si interessò alla viabilità della strada.

 

Iscrizioni Medievali.

“S CT (Sancti) PETRI”, testimonia dell’uso della Via nelle peregrinazioni dall’Europa occidentale verso Roma oppute l’indicazione della prossima chiesa di San Pietro.

 

 

 

 (1) La ristrutturazione “romana” della Via Clodia va fatta risalire al III secolo a.C., a seguito della conquista del territorio degli Etruschi. Della strada esistevano già molti tratti viari precedentemente, i romani non hanno fatto altro che collegarli per le loro esigenze e realizzare la Consolare che da Roma raggiungeva Saturnia. Tra il 273 e il 225 a.C. ci furono tre magistrati che possono aver dato nome alla via di comunicazione, Claudius Canina, Claudius Russus e Claudius Centho. Mentre non trovo peregrino ritenere che questa abbia potuto prendere il nome da quel C.Clodius Thalpius che a proprie spese  ne ha curato la sistemazione.

 

Vani, marzo 2017

          


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