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09/04/2017 - DALLE CASCATE DEL MONTE GELATO A CALCATA



Informazioni sull'uscita

Data: 09/04/2017

Difficoltà:

- Difficoltà media
- Presenza salite
- Spola auto/partenza escursione arrivo, non coincidenti
- Variazione orario partenza

Distanza in auto: 170 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 9 km

Note: Presenza vari "saliscendi", alcuni impegnativi

         

9 APRILE 2017 – PENULTIMA ESCURSIONE

“DALLE CASCATE DI MONTE GELATO A CALCATA” ATTRAVERSO UNA NATURA DI STRAORDINARIA BELLEZZA, PER GIUNGERE NEL PIU’ BEL BORGO MEDIEVALE DELL’ALTO LAZIO

Partenza ore 8 dal parcheggio del Tribunale

Percorrenza auto: Civitavecchia – Calcata e ritorno Km. complessivi 170. Nel tratto finale è necessario fare  “spola auto”.

 

Escursione: Km. 9 c.a.

Caratteristiche: Difficoltà “medio-alta” – il percorso presenta vari “saliscendi” alcuni impegnativi. No guadi! Utili bacchette e scarpe da trekking. Dalle Cascate Di Monte Gelato, lungo il Treja, si giunge a Mazzano Romano, pranzo al sacco! Ore 14.30 c.a., si riparte per Calcata. Visita del borgo. Recupero delle auto parcheggiate a Monte Gelato con alcune vetture opportunamente lasciate nei pressi di Calcata.

Vanì, 29-03-2017



Documenti sul sito

Cascate di Monte Gelato – Valle del Treja – Calcata.

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         La nostra penultima escursione della stagione “autunno 2016 - primavera 2017” inizia dalle belle e suggestive cascate di Monte Gelato, nel territorio Falisco. La popolazione del luogo, poco dissimile da quella etrusca, abitava il così detto “Ager Faliscus”, territorio compreso tra i Monti Sabatini , i Monti Cimini, con confine  sulla sponda destra del Tevere. Le principali città: Falerii Veteres (Civita Castellana), Fescennium (Narce-Calcata), Vignanello, Vallerano, Corchiano, Sutri, Nepi e Capranica.

Dalle amene cascate che forma il Fiume Treja - che qui riceve le acque dell’immenso bacino idrico del Lago di Bracciano  per  scindersi a formare mille sonori e gradevoli rivoli e piacevoli cascatelle – giungeremo al paese di Mazzano Romano, per poi dirigerci a Narce ed infine alla nostra Calcata.

La insignificante e coltivata piana, che precede ed oltrepassa il verde di Monte Gelato e del bacino del Treja, figlia di un residuo e distruttivo latifondismo, già diffuso dai romani e proseguito dallo Stato Pontificio, non lascia presagire che di lì a poco il paradiso sta per cominciare…

Prospiciente le amene cascatelle, presente un’antica mola, con il suo incessante lavoro, posta lì a sfruttare il dislivello del pendio collinare, che quasi passa inosservata tra l’alta vegetazione!

Inattiva dal 1960, ha prestato servizio fin dal popolo Falisco, che qui l’ha progettata e costruita per la macina del farro e delle olive. Restaurata più volte nel corso dei secoli, così, come ci si presenta, venne rimaneggiata nel 1830 per volere della Famiglia Del Drago. Lo stesso Casato che nel proprio patrimonio vanta l’Isola Bisentina nel Lago di Bolsena e tante altre proprietà, oltre al territorio di Mazzano Romano. Questi principi della Chiesa…!

Gli odierni restauratori hanno sapientemente ricostruito e rimesso in ordine le facciate esterne della mola, il meccanismo di molitura e creato all’interno degli ambienti una mostra sugli aspetti storici ed archeologici del complesso, posto pannelli interattivi sulla flora e fauna del luogo.

Il complesso idraulico e meccanico si presenta senza destare sospetti di interventi “contemporanei” anche all’occhio più attento, proprio come deve esser fatto un restauro!

La fauna ittica del corso d’acqua elenca la lampreda, il cavedano, il barbo, il granchio ed il gambero. E’ qui, tra queste forre, che nidifica il gruccione, con la sua livrea sgargiante dal colore giallastro-blu metallico, dopo il suo incessante sorvolo del mediterraneo. Extracomunitario di rango, sverna in Africa per tornare puntualmente da noi in primavera. Mentre non è raro scorgere, a pelo d’acqua del fiume, l’usignolo, il merlo acquaiolo, il martin pescatore e l’airone cenerino. Per poter osservare questi discreti abitanti del bosco, ormai rari, prede di collezionisti, di cacciatori senza scrupoli e dei veleni dispersi dall’uomo nell’ambiente, occorre procedere con cautela, a passi felpati, senza far rumore.

Comprensibile il loro comportamento! Per loro il rischio di finire, da un momento all’altro, imbalsamati su un camino di una villa è davvero tanto!  Ma per vedere questa fauna occorre più cautela, più silenzio. Non è il nostro caso. Il Gruppo procede con il suo frastuono abituale, felice e beato.

Superata l’area della mola si procede cautamente lungo la sponda del Treja, tra forre elevate, vegetazione rigogliosa, pronunciate anse del fiume che qui scivola indisturbato quieto su un più largo letto. A tratti corre gorgogliante tra gole anguste, a presagire qualche lieve cascatella. Qua e la obliqui raggi solari tagliano il sentiero e mostrano la bellezza di reconditi angoli, resi ancor più belli e più profondi dai naturali e sempre diversi giochi di luce.

Al bivio si può risalire il sentiero fiancheggiante un affluente del Treja per portarsi alle fonti Virginiane. Ottima questa fonte di acqua frizzantina. Rigenera in un baleno le nostre energie perdute.  Questa è una regione ricca di acque minerali.

Poco più avanti si può procedere con passo più spedito. Dopo qualche chilometro si raggiunge la “fornace preistorica”. Questo reperto giunge a noi direttamente dal periodo del bronzo medio (probabilmente è qui da oltre quattromila anni), è una sorta di industria fossile. Sfruttando una prossima vena di ottima argilla sotterranea il proprietario, pronipote degli ultimi artigiani (il complesso è passato di mano in mano senza soluzione di continuità per millenni), allestiva con degli stampi in legno, rettangolari a semicerchio ed altro, i mattoni (pianelle) lasciandoli poi essiccare al sole. Dopo un paio di settimane la fornace, con un fuoco di fascine e legna dava il suo tocco finale (così come ancora oggi qualche fornaio di paese continua a confezionare il pane quotidiano).

Ma il momento più bello però si presentava quando, dopo alcuni giorni, la temperatura del forno scendeva e veniva estratto il prodotto. Le pianelle assumevano  colori molteplici e caldi, dalle varie tinte dell’ocra, alla terra di Siena, bruciata e naturale. E questo in funzione ai gradi di fuoco ricevuti, al tipo di legna bruciata, alla disposizione all’interno del forno, al microclima del giorno. Gli architetti della capitale facevano incetta di questo ultimo artigianato, per la realizzazione di ville residenziali. Ora tutto è in stato di abbandono, ma fino a poco tempo fa la fornace era ancora attiva.

Procedendo ancora oltre, si incontra il primo insediamento del percorso, Mazzano Romano. Se ne avverte anticipatamente la presenza sul sentiero da qualche bottiglia vecchia o latta interrate, da materiale di risulta posto a ricoprire le buche del terreno e dalla folta vegetazione, che non consente tanto allo sguardo di spaziare.

Qui le forre sono altissime, di quando in quando enormi tronchi di pioppi caduti, congiungono le rive del Treja, che ora si è fatto ancora più grande, ed i “bottegoni” riflettono parte del cielo e le pareti circostanti.

Il canto degli uccelli ci accompagna ovunque, ma non se ne vede l’autore.

 Si giunge a Mazzano. Le sue viuzze strette, sono orientate ortogonalmente, secondo i punti cardinali, dai progenitori Falisci, così costruite per proteggersi dalle asperità del tempo. Il pranzo, come di consueto viene consumato entro le mura dell’antica bella Chiesa diruta, progettata dal Vignola, situata nella parte alta del Paese.

L’opera venne demolita nel 1940 - (demolita per l’incuria dell’uomo!!! Ricorda tanto la sorte della Chiesa di Santa Maria di Civitavecchia) - perché minacciava di crollare dopo che un fulmine aveva colpito il suo campanile alto ben 25 metri. Resta al suo posto l’intera area occupata dal tempio, ancora libera e la parete sud, con l’abside e lunette laterali. Ci si accampa entro il complesso cercando di sfruttare l’ombra delle pareti ed alcuni gradini come ottimi sedili. Il momento del pasto è solenne! Mentre si assapora la “fragranza” di un panino imbottito, un bicchiere di vino, una grappa polacca, un caffè ed un dolcetto, nugoli di gracole volteggiano beate nel cielo del paese sfiorando il fiume, tetti alberi e rocce, diffondendo ovunque il loro sgraziato “cra-cra”, infischiandosene del Brexit e della paventata crisi dell’Europa, per l’insorgere di dazi americani.

Lasciato il tempio, si giunge radicalmente nel centro del territorio Falisco. Si ripercorre la sponda del Treja,  per raggiungere la strada asfaltata ed imboccare il sentiero alberato che ci porta sotto il meraviglioso paese di Calcata.  Qui percorriamo la riva sinistra del bel Fosso della Mola di Magliano che, dopo un centinaio di metri, un grazioso ponticello ci consente di guadare e raggiungere la nostra meta finale.

Il Treja, tra altre forre, sfiora Calcata per raggiungere Civita Castellana (Falerii Veteres) ed immettersi poi nel Tevere ove era una volta il porto di Seripola.

Appena raggiunta la strada asfaltata, quasi del tutto inosservato, ci si presenta il primo viadotto artificiale che la storia ci tramandi. Opera Falisca del V secolo a.C. collegava Monte Li Santi a Narce. Due colli opposti, distanti tra loro circa 1.000 metri. Sul primo si trovava un insediamento abitativo e relativa necropoli, sul secondo un tempio che tanti richiamava. Purtroppo, quando nel 1960 si costruì la strada provinciale che collegò Calcata al resto del mondo, l’opera venne abbattuta. Il viadotto era lungo 150 metri ed alto 30. Ancora oggi si può vedere quel che resta, i punti di attacco degli imponenti massi di tufo disposti a filari.

Si risale quindi l’erto pendio di Calcata, tra grotte strane, immagini del mondo onirico che si stenta quasi a focalizzare tra le rocce, profumi inebrianti e musiche adescatrici. Si visita il piccolo centro per ultimo, proprio come la proverbiale ciliegina sulla torta. Di questa cittadina si potrebbe parlare molto, ma ciascuno dovrà  stimolare le personale immaginazione per trarne una migliore sensazione.

 Le minuscole vie, poste a raggiera, si dipanano dal centro alla immediata periferia a mostrare inopinatamente panoramiche vertiginose e mozzafiato. Qua e là negozi di un tempo, disseminati tra minuti quartieri abbarbicati sulla rupe cadente, che invitano a sbirciare dentro, per la gioia di maghi mal vestiti, santoni, affabulatori e fattucchiere con lunghe gonne zingaresche e capelli sciolti sulle spalle.

E’ qui esposto artigianato non più antico del paese. Ma gli abitanti locali, per loro incuria, e nostro piacere, hanno lasciato tutto “tel quel”. Troviamo qui “Il Granarone”, il “Forno a soccio”, la “Caciera” e il “Forno venale” e, nella chiesa parrocchiale, il Santo Prepuzio di Gesù!!!

 Qui consigliamo di non trascurare nessun angolo riposto, anche a costo di divenire inopportuni e molesti  nell’invadere la privacy altrui o di correre il rischio di farsi leggere la mano da qualche marpiona che, adocchiato l’incauto forestiero danaroso, lo rincorre e seduce dicendosi sorpresa di non aver mai visto una così rara lunga linea della vita, e pieghe di fortune in  amore e soldi in arrivo …!

E’ qui che termina la nostra escursione, tra i pittoreschi vicoli dai proliferati negozietti variopinti, inondanti di aromi di spezie, tra effluvi accattivanti di radici orientali. Moderni “thermopolium” che dispensano i più impensabili ristori. Il the preparato in 100 modi diversi. La birra servita con invitanti ??? schiume galleggianti. I dolci al sesamo al papavero ed ancora tanto altro.

Poi la vista mozzafiato sui dirupi prospicienti il Treja lungo tutto il perimetro del borgo. Gente, tanta gente in giro, tutti  a riempirsi gli occhi di immagini gradevoli di un passato ancora qui presente. Ovunque persone comuni, altre inconsuete, tutte comunque comprese entro un ampio arco di soggetti, dalle minoranze etniche agli uomini in doppiopetto. Ma niente guasta  il luogo,  anzi, compartecipa a rendere particolare e pittoresco l’ambiente. Tanta e tanta gente  che alla fine troviamo difficoltà a ritrovare i nostri amici di macchina del Tiburzi, per far ritorno al nostro mondo ed alla nostra ordinaria città.

        

 

Ivano,  9-04-2017

 

          


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