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1/12/2019 - CORVIANO E LE SUE TOMBE IPOGEE



Informazioni sull'uscita

Data: 1/12/2019

Difficoltà:


Distanza in auto: 96 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 4 km

Note: NO GUADI - ERETTO PONTICELLO IN LEGNO

         

Corviano

il castello, le sue tombe ipogee, la Chiesa Altomedievale con sarcofagi antropoidali, i massi erratici nella Selva di Malano ed altre emergenze ancora ….

             Una escursione di tutto rispetto, pur con i suoi 4,5 km. appena, traversa luoghi dai forti sapori naturalistici ed aspetti archeologici  che vanno, con sospetta continuità, dalla “lontana” preistoria, fino al 1200 d.C. almeno. Poi, per motivi legati a sconosciute esigenze storiche, tutto va alla malora, tutto trascende in stato di abbandono.  Per incuria …  piccole “frazioni”, castelletti e torri, cadono in rovina.  Millenarie vie di comunicazione, diventano sentieri, man mano fagocitati dalla vegetazione spontanea o cancellati dall’attività poco seria di alcuni latifondisti che, per incrementare il valore delle loro proprietà, non esitano ad occludere il passaggio all’uomo comune, su strade che Vi transita di “diritto” da oltre quattromila anni. Ma il fatto ancora più grave è che, azioni di  questo genere, cancellano le nostre radici storiche! Al passaggio di qualche generazione poi, si perdono i ricordi.  Così, “Corviano”, esce di scena!!!  Recede dai suoi mondi ed entra in un torpore millenario. I suoi visibili aspetti archeologici sopravvissuti, case ipogee etrusche (?) scavate nel duro peperino, il suo anonimo castello medievale (del 1000 ?) ed altro, appartengono a diversi contesti storici apparentemente slegati tra loro, di cui nessuno sa dirci nulla o quasi. Allora ci si deve affidare alla introspezione, alla analogia dei reperti. Ancora … al contesto storico ed alle possibili influenze territoriali. Pur impediti dal notevole e continuo frazionamento delle proprietà, costantemente divise, accorpate e ridivise, passate di proprietario in proprietario.

           Tutto questo caos gioca in favore del trekkista, per la gioia dei suoi occhi e della sua “digitale”, di fronte ad una mola su una cascata d’acqua,  ad un fondo boscoso, avanti a suggestivi resti di una chiesa altomedievale diruta, sorta su attacchi di un tempio etrusco, sottostanti a blocchi di pietra del periodo romano. Ma lo storico … è  spiazzato…

            Tutto questo è Corviano, il suo toponimo (per la presenza di Corvi?), il suo ruolo politico e storico, solo congetture .... Lo stesso dicasi di altri centri similari. Di Corviano non si sa proprio nulla e, se non fossero le sue straordinarie emergenze a denunciarlo - su quello sperone roccioso prepotentemente proteso sulla Selva di Malano, con vista sulla valle del Tevere, con scorci su Ameria (Amelia) ed i prossimi monti Umbri - nessuno avrebbe  sospettato che una volta almeno (?), la “storia”, vi ha fatto capolino!

Contesti storici influenti …

              Bomarzo, la “Polimartium” dei romani, ma forse già dagli etruschi il paese era dedicato alla divinità della guerra, data la sua posizione verso il laghetto “Vadimone”, teatro dell’ultima battaglia “etruschi-romani”, che ha sancito la definitiva supremazia di Roma sull’Etruria.    

             E’ ancora il vicino paese di Vitorchiano (letterale … “vicus orclanus”) ad accrescere l’importanza del nostro Centro, cui doveva essere legato. Vitorchiano   – fondato ed inurbato da genti in stato di abbandono della nostra bella Norchia, seppur su emergenze di un centro del “bronzo”- la cui “prima pietra”, in abiti etruschi, presumibilmente risale al IV secolo a.C

            Il “circondario” del nostro Corviano nasconde numerosi altri tesori disseminati su una vasta area apparentemente disomogenea. Sul torrente Martelluzzo, sono presenti un ponte ed una bella mola. Sotto le sue impervie rocce è presente una scala intarsiata per rapide evacuazioni di genti in caso di assedio. Qua e là disseminate mura etrusche a testimoniare un tentativo di fortificazione. Una chiesa Longobarda e relativi sepolcreti antropoidali. Un castelletto anonimo. In fondo a Monte Casoli, grotte preistoriche trogloditiche, inglobate in un ulteriore castello. Poi una meravigliosa tagliata ed ancora tombe etrusche tutt’intorno...  La Selva con i suoi innumerevoli massi erratici con le sue irreplicabili opere … la tomba del Re, della Regina, il Sasso del Predicatore uno e due, l’altare della Regina (Minerva?). La chiesa di (1) San Nicolao. Ed ancora una imponente Piramide etrusca, l’abitato di Santa Cecilia, il Ponte etrusco sul Fosso di Castello  e relative cascate. Per non trascurare il terremotato o franato paese di Chia, la Torre di Chia meglio nota come Torre Pasolini, la Torre di Santa Maria di Luco. E vi par poco ? Poi ovunque, appaiono modeste sporadiche emergenze etrusche anonime, romane, medievali, cose che all’estero, prese singolarmente, avrebbero fatto felice più di un popolo . Che dire di questa contea, ce n’è di storia nascosta …

 

Vanì, addì 22 ottobre 2019 – tra le ore 19 e le 21.

 

PS

 

  1.  Alcuni luoghi magici dei nostri territori che ben si adattano alla losca attività di fantomatici “santoni”, sono stati da questi cooptati abusivamente, impedendo di fatto le visite e la fruizione del patrimonio comune. Nel corso di “Messe nere” od altro, anche con l’ausilio di “guardie del corpo”, non permettono di transitare liberamente e di accedere entro gli ambienti scelti per le visite, prima che non abbiano terminato i loro riti  satanici, per il seguito di merli da spennare. Da questo pulpito vi invito, in caso di “incontri” di questo genere, di non esitare e fare ricorso alle forze dell’ordine.

 

UN PO’ DI GEOLOGIA ALLA MOVIOLA

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La struttura geologica di buona parte dell’area dell’Italia Centrale, sommersa dalle acque del mare viene a formarsi, nel corso di 200 milioni  anni da sedimenti fluviali poi trasformatisi in rocce. Negli ultimi due milioni di anni, prodotti eruttivi leggeri di vulcani formatisi dalle crepe della crosta terrestre hanno colmato e conformato i contorti rilievi della regione Lazio, il cui substrato risulta fondamentalmente composto da tufi posti su argille e sabbie. Dopo le ultime significative manifestazioni vulcaniche, risalenti anche a 300 /400 mila anni fa, il territorio in esame, si presentava molto tormentato, composto da rocce laviche superficiali (peperino o basalto) sovrapposte a rocce sedimentarie. Questa zona superficiale dell’alto Lazio venne completamente ricoperta da depositi di peperino, frutto del vulcano Cimino facente parte del maggior complesso dei Vulsini. Nel corso dell’ultima deglaciazione, risalente a circa 10.000 anni fa, i ghiacci, in fase di scioglimento, seguendo l’andamento collinare presente, decrescente verso est, si sono spostati in direzione del bacino del Tevere.  Nel lento movimento hanno letteralmente tranciato le sporgenze delle rocce trascinandole a valle, depositando ovunque una gran quantità di massi (erratici) in particolare nel vasto territorio della Selva di Malano, creando modesti  “altipiani”. Ma grazie al lento lavorio delle acque del Vezza (nome sicuramente etrusco che ci riporta al Vesca di Civitella Cesi), del Martelluzzo, del Serraglio, di S.Maria ed altri,  l’aspetto della Selva ha assunto pressappoco l’attuale aspetto, incidendo alte forre tra gli elevati banchi di peperino.



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