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22/01/2017 - ANELLO BLERA - BARBARANO - GOLE DEL BIEDANO - BLERA



Informazioni sull'uscita

Data: 22/01/2017

Difficoltà:


Distanza in auto: 0 km (a/r)

Lunghezza percorso a piedi: 0 km

Note:

         

22-01-2017 – Stazione Vecchia Ferrovia “Blera” - Barbarano R. – Gole del Torrente Biedano  – Blera - . Escursione naturalistica – archeologica di Km. 10 circa.

Presenza di guadi – munirsi di buste edili (con spaghi) o stivali – qualche passaggio verrà precauzionalmente assicurato con corde.

Parcheggiate le auto avanti la Vecchia Stazioncina di Blera - entreremo in Barbarano dopo aver percorso un tratto della vecchia ferrovia. Sosta Caffè in Barbarano. Proseguiremo entro un canyon, scavato dalla notte dei tempi, da torrenti, nel banco di tufo, fino a tornare alla periferia di Blera.

Il percorso segue la sentieristica etrusca che fiancheggia il Torrente Biedano, ove un clima del tipo tropicale, conserva e ricicla costantemente un’umidità tale da mantenere in vita per tutto l’anno una gran quantità di piante del sottobosco. Visiteremo alcune Mole Medievali (già etrusche), ancora in discreto stato di conservazione. Passeremo infine sul “Ponte del Diavolo”, infrastruttura della Via Cassia, opera etrusca ancora in sesto, che supera il Torrente Biedano.

GIUDIZIO: Escursione sempre molto apprezzata!



Documenti sul sito

GRUPPO ESCURSIONISTICO “D.TIBURZI”

ESCURSIONE  NEL “BIEDANO 1”

i Valloni - IL CANYON - i suoi corsi d’acqua

 LE MOLE - LE TAGLIATE DI COLLEGAMENTO 

22-01-2017

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                Percorrendo, pedissequamente, per la prima volta  il sentiero c.d. dei “Valloni” e delle “Mole”, non ci si rende conto di ciò che quel  luogo possa aver rappresentato per la gente del passato! Ma, scorrendo il sentiero con il pensiero, balzano alla mente alcuni aspetti che pongono interrogativi, ed oggi più che mai evidenti grazie all’aiuto delle macchine fotografiche digitali.

La presenza  di certi manufatti, di ruderi, riportano alla mente attività ormai scomparse; tagliate (strade) nascoste che permettono la discesa e la risalita dall’altopiano al Torrente. Immense grotte, alcune delle quali si inoltrano parecchio nelle viscere della terra, riconducibili all’attività estrattiva del minatore, all’uso di riparo dell’uomo preistorico, del “sapiens sapiens” e, ancor prima, del “neardentaliano”.

Tutti questi elementi andrebbero esaminati partitamente, studiati e discussi, per capire qualcosa del luogo. Scarne e scarse le informazioni relative, reperibili dalla “letteratura” locale, ma forse tornerebbe utile un confronto con gli “anziani” di Barbarano, forti della loro oralità, prima che sia troppo tardi!

IL CANYON ED I SUOI VALLONI – I CORSI D’ACQUA

I suoi corsi d’acqua - il Fosso Varlungo, Il Fosso di Chiusa Cima, Il Fosso Neme, il Torrente Biedano ed il Riocanale – posti in ordine seguendo l’andamento est-ovest del Canyon, una volta presentavano maggior portata d’acqua. Ne è testimone l’aspetto imponente delle alte coste di tufo scavate nel tempo dal logorio delle acque. Tutte le acque fluviali convergono nel Biedano che, passata Blera, descrivendo un ampio arco con andamento ovest-nord/ovest, si porta sotto la necropoli di Norchia fino a raggiungere il Torrente  Triponzio, sotto i Castelli Tuscanesi di Respampani, per finire con questo, immissario del Marta.

Superare il Biedano, per portarsi verso Blera, “direzione sud-nord”, pur oggi torrente di scarsa portata, è stato sempre difficoltoso, vuoi per la presenza delle alte forre e del corso d’acqua stesso e dei suoi annessi, onde la realizzazione di “Tagliate”  e Ponti nel passato (Ponte del Diavolo ex Via Clodia presso Blera, passaggi posti in prossimità delle 4 mole presenti nel tratto – tagliata del Calatore, del Castelluzzo etc.).  I vari Canyons presenti, forse i più belli dell’Italia Centrale, si diramano attorno ai corsi d’acqua presenti. Da Poggio Caiolo a Chiusa Cima, dal Serignano a Barbarano ed infine fino a Blera, superando l’altezza, in alcuni punti, di 60 od 80 mt. dal livello del Torrente.

 

 

LE MOLE

Ben 4 opifici per la macinazione cerealicola si incontrano sul sentiero entro la valle del Biedano, ed eloquente é la loro presenza. L’utilità  e l’utilizzo di queste mole era notevole già al tempo degli etruschi. Gran quantità di cereali, trasportati fin presso le macine delle mole,  ridotte in farina seguivano poi il percorso a ritroso attraverso le tagliate presenti, utilizzando anche il corso d’acqua quale via di comunicazione. Le mole proprietà di privati che, provvedendo alla loro manutenzione, ricevevano un reddito in natura, parte del macinato od altro. Osservando la c.d. “Mola 3”, quella in migliore stato di conservazione, ci si rende conto della sua bella struttura e del suo indiscutibile funzionamento.

Una imponente “diga” trasversale sul torrente accumulava un discreto bacino d’acqua. A monte un sistema di captazione convogliava le acque entro condotte per il movimento di un sistema di pale. Da queste, attraverso, un congegno di pignoni e corone, si giungeva al movimento delle grosse ruote  in pietra ed alle operazioni finali di macinatura.

La diga, ricoperta di muschi e licheni, oggi, presenta il suo gradevole aspetto, dalle cascate dell’acqua superflua alle pareti costruite ed alle sponde laterali di pietra locale resegate alla perfezione. Questa opera allieta e si confà al paesaggio naturalistico, ove non fosse già sufficiente allo scopo la notevole mista vegetazione presente. I canali di convogliamento delle acque poi, rappresentano oggi un raro esempio di archelogolia “industriale” del periodo medievale ed andrebbero valorizzati!

La ricca vegetazione, meticolosamente e con parsimonia, con le acque ed organismi viventi ricicla ogni cosa di umido, di organico e non, seguendo un processo naturale e perfetto che gira dalla notte dei tempi.

Questo per volere dei gestori dell’Ente Parco che evitano ogni intervento umano entro il Canyon. Ma i principali artefici del processo e del mantenimento in vita dei tutto l’ecosistema, sono le radici delle piante mesofile, di felci e dell’altro sottobosco, che si incorporano ed ingozzano di acque più che possono, per trattenere più liquido possibile, cedendone con parsimonia a valle.

 

LE TAGLIATE DI COLLEGAMENTO

L’accesso alle così dette “Gole del Biedano” avviene attraverso tagliate, autentiche strade del passato. Macroincisioni nelle pareti di tufo! Opere dell’uomo di oltre duemila e cinquecento anni fa che, senza soluzione di continuità, venivano sistemate per lo scopo, con tagli, deviazioni ed abbassamenti di livello. Alcune di queste ancora in esercizio, inglobate in strade provinciali, vengono percorse senza saperlo. Altre, vennero utilizzate, fino al secolo scorso per le attività connesse al Torrente Biedano. Una consistente parte di queste mirabili opere, abbandonate a se stesse, ai rovi ed alle frane, sono oggi di difficile ubicazione e percorrenza (vedi tagliata del Calatore, del Cstelluzzo etc.). Queste vie, in passato, erano continuamente battute dai mugnai che lavoravano ai mulini ad acqua e dai coltivatori delle canapine. Mentre non è il caso di soffermarsi sull’attività dei mugnai con il loro traffico cereali-farine per e  dalle mole ad acqua, una particolare attenzione va rivolta ai coltivatori di canapine, la cui attività entrò in crisi per la criminalizzazione della coltivazione della cannabis indica e/o sativa (piante della canapa).

Ricavavano questi la canapa (tessuto) attraverso la lavorazione dalla pianta della cannabis, un arbusto che raggiunge anche i 4 metri di altezza. L’Italia era uno dei maggiori produttori mondiali di canapa (ma non di maryuana!!!) che veniva utilizzato per realizzare cordami, velature per imbarcazioni, perfino il basto degli equini e per tanti altri scopi, la canapa italiana era molto richiesta ed esportata all’estero. La coltivazione di questa pianta risale, ovviamente, all’epoca degli etruschi, che ne facevano largo uso. Quando i romani conquistarono l’Etruria, venne imposto, tra l’altro, nei termini “dell’armistizio”, la fornitura di grano e canapa per le vele per l’allestimento della neomarineria romana.

Ma l’utilizzo della pianta di cannabis per la produzione della canapa in Italia cessò, pena dure sanzioni applicate a chi ne coltivava qualsiasi tipo. Di conseguenza, tutto ciò che l’uomo ricavava dalla canapa, venne in breve tempo sostituito da materiali  più moderni e meno criminalizzati. Le coltivazioni diminuirono fino a scomparire nel 1975, anno in cui la cannabis  fu definitivamente criminalizzata, proibendone tutti gli usi ad essa connessi.

Ivano 22-01-2017

 

          


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